AIOP pone sempre attenzione al “tema contenziosi”, ma i dati ANIA scioccano

AIOP, ANIA e contenziosi in sanità

Aiop, da anni, monitora il mostruoso trend dei contenziosi sanitari, ma le ultime rilevazioni del report ANIA sono scioccanti: ecco le possibili ripercussioni sui Sistemi Informativi Ospedalieri

AIOP è una delle tante entità che segue il tema dei contenziosi da anni, ed è sempre stata fonte di informazioni preziosissime in merito, a mio avviso.

Ma, mentre ero intento a fare i miei compiti della buonanotte – ovvero un po’ di rassegna stampa serale – mi sono imbattuto in alcuni dati del report ANIA 2020 sui contenziosi sanitari.

È da quando uscì il report 2017, dove si registrò il superamento della “soglia psicologica” dei 30.000 contenziosi medico-paziente-struttura annui, che io e Nicola Savino ci sgoliamo per mettere in guardia le strutture ospedaliere, dicendo:

“Occhio, perché andrà sempre peggio”.

Bene: ANIA riporta che, nel periodo 1 gennaio – 19 novembre 2020, le sentenze sfavorevoli per gli esercenti sanitari hanno superato i 165 milioni di euro.

Lo riscrivo: CENTOSESSANTACINQUEMILIONI di Euro: oltre MEZZO MILIONE al giorno. Il dato più incredibile?

È che questii dati NON sono ancora intaccati dallo Tsunami del Covid 19, in quanto i contenziosi dei pazienti Covid – e familiari – non sono ancora fondamentalmente partiti, o al massimo vengono istruiti proprio mentre scrivo queste righe.

Credo che questi dati bastino per comprendere che tipo di sciagura stia per abbattersi sulla sanità italiana.

Nonostante altre organizzazioni, come AIOP, si occupino del problema da anni, è evidente che non ci sia una soluzione migliore, rispetto a quella di cominciare dal mettere in sicurezza la Compliance di Cartelle Cliniche e Referti.

E qui, i Sistemi Informativi Ospedalieri entrano in gioco.

Ne parliamo in questo articolo, cercando di analizzare come “il fallout” di questa autentica “guerra nucleare” potrebbe ricadere sui Sistemi Informativi ospedalieri italiani.

E che tipi di guai può portare.

Autore: Nik Panzalis Tempo di lettura: 4 minuti

La macchina dei contenziosi continua ad accelerare, proprio mentre la Sanità italiana digitalizza documenti e processi: è la tempesta perfetta?

Hai presente quando paghi una multa, un bollo, una bolletta, e conservi gelosamente le ricevute, anche ben oltre i termini di legge?

Perché lo fai?

Perché “non si sa mai”. Siamo il paese più litigioso del mondo. Così come nel far west, si regolavano i conti per strada a colpi di duelli e revolverate, nell’Italia del dopoguerra ci sfidiamo a braccio di ferro sui tavoli di mediazione.

O direttamente in tribunale.

E, spesso, a trascinarci dentro questa spirale di carte bollate e scambi epistolari infiniti tra legali, sono proprio gli enti di controllo che – talvolta per errore, talvolta per eccessi di zelo – ci invitano, magari, a documentare l’avvenuto pagamento di verbali o tasse.

Rapportiamo questo esempio al nostro ambito lavorativo: qual è la funzione di una Cartella Clinica, o di un Referto, una volta che è stato firmato e consegnato al paziente? Che ruolo ha il documento sanitario, una volta completato il processo digitale che lo ha generato?

In parte diventa un contenitore di importanti informazioni sul paziente da storicizzare, ma in parte diventa un atto di fede pubblica, da conservare gelosamente.

Perché non si sa mai.

Con i numeri che abbiamo visto prima, diventa chiaro come questo “non si sa mai” diventi, in realtà, un bisogno impellente.

Quello di tenere tutti i documenti in assoluto ordine, curandone la conformità sia in fase di elaborazione, che in fase di conservazione, rispettando maniacalmente tutti i termini dettati da EIDAS, dal CAD e da AGID.

Il documento sanitario digitale, infatti, sta diventando esso stesso un vettore di contenziosi sempre più pericolosi

Perché, da una parte, abbiamo un numero di contenziosi che sta sfondando i tetti della ragione, andando oltre le più pessimistiche previsioni della stessa AIOP, io credo, rispetto a quando iniziò a fare divulgazione sul tema anni fa.

Dall’altra, abbiamo una Sanità italiana che ricorre sempre più spesso all’uso del Digitale.

Quindi, a finire sui tavoli di mediazione prima, e nelle aule di tribunale poi, sono sempre meno fogli di carta e sempre più dossier digitali.

Ma, mentre la conformità del cartaceo era piuttosto facile da controllare (al netto di contraffazioni e occultamenti vari), quella “del Digitale” ha molte più variabili.

E gli studi legali ne stanno prendendo atto molto più velocemente, e molto più voracemente, di quello che puoi pensare.

Le firme digitali, per esempio, sono state applicate con il giusto “timing”? I metadati applicati ai referti sono corretti? Sono state prese tutte le misure necessarie a renderli immodificabili, oltre ragionevole dubbio?

In caso di correzioni? Sono stati seguiti correttamente tutti gli articoli e le normative sul versioning?

Firme forti? Firme deboli? Sono state gestite correttamente lungo tutta l’evoluzione dei documenti?

Basta veramente poco perché una cartella clinica “digitale”, portata al tavolo della disputa legale, venga si riveli come documento privo di alcun valore probatorio.

È facile, a quel punto, pensare a cosa può succedere:

1) Lo studio legale ha un asso straordinario per vincere la causa, e dopo aver scoperto che il Sistema Informativo della controparte produce documenti dal valore probatorio debole, inizierà a presentarsi davanti alla struttura, distribuendo biglietti da visita a tutti i pazienti in uscita, promettendo lauti (e ghiotti) guadagni

2) Gli enti di controllo potrebbero drizzare le antenne, e cominciare una bella campagna di ispezioni passando al setaccio tutto il patrimonio documentale acquisito in digitale, con ripercussioni potenzialmente esplosive a carico della Direzione Sanitaria e dei legali rappresentanti.

Riguardo al punto 1, c’è poco da fantasticare: considerando che il 40% dei procedimenti avanzati dagli studi legali, contro gli erogatori, non sono supportati da evidenze di tipo clinico-procedurale (sempre secondo i dati ANIA), è evidente che la tattica degli avvocati sia quella di sparare nel mucchio. Dovessero scoprire che i documenti generati dal Sistema Informativo non hanno valore probatorio, puoi immaginare l’assalto alla diligenza

Basta un po’ di logica per comprendere che se oggi gli studi legali portano cliniche e medici sul tavolo di contenzioso senza avere quasi nulla in mano, figurati cosa può succedere se dovessero trovarsi davanti ad una clinica, o ad un ospedale, reso completamente vulnerabile da una o più non conformità in termini di Document Compliance.

Per un avvocato sarebbe come pucciare un grissino nel tonno insuperabile.

Riguardo al punto 2, non ci sono assicurazioni, non c’è Risk Management, non ci sono DPO e valutazioni d’impatto che tengano

Perché se arrivano gli enti di controllo, dopo aver percepito la presenza di una falla nei livelli di Document Compliance della struttura, i rischi per i legali rappresentanti e per i Direttori Sanitari, non si contano solo in termini di sanzioni pecuniarie.

Una gestione “Noncompliant” di alcune tipologie documentali, come ad esempio i consensi informati, può portare anche a pesantissimi strascichi legali, di quelli che – in Italia – ti tirano dentro ad un’aula di tribunale per anni, e per i quali non esistono contromisure.

Non bastano le solite assicurazioni tanto in voga oggi, non basta un bravo DPO, non basta aver fatto un gran lavoro di Risk Management.

NONCOMPLIANCE: Il “virus” della non conformità che può propagarsi irreversibilmente nei tuoi sistemi informativi

Se ti sembra che stia dipingendo un quadro troppo apocalittico, o che stia calcando un po’ la mano, forse non stai considerando quanto può essere “virale” la “NonCompliance” documentale.

E quanto possa essere subdola, dal momento che il riverbero della sua presenza – come dico sempre – non sai mai quando farà la sua comparsa.

Succederà all’improvviso. Come quando metti con le mani un tappo di plastica sott’acqua, e lo rilasci improvvisamente. Ed esso schizza fuori dalla superfice in tutta velocità.

Pensaci: i documenti digitali che il Sistema Informativo ospedaliero ha mandato in archiviazione oggi, verranno richiesti dai pazienti tra qualche mese.

Forse tra qualche anno.

Metti che qualcuno di questi decide di usarli per intentare un contenzioso: iniziano le prime schermaglie, i legali si scrivono, fanno il loro “warm up”.

Ora che la cosa entra nel vivo, passerà quanto…un anno? Due anni? E se l’avvocato “dritto” della controparte, dovesse attaccarsi ad una qualche non conformità?

Fai due conti: quante migliaia di documenti avrai prodotto nel frattempo esattamente con lo stesso processo, e gli stessi standard in termini di Document Compliance e utilizzo dei servizi trust?

Questo è il gioco; trovare la vena d’oro che porta alla miniera.

Tuttavia, la Document Compliance è come una coperta corta: la tiri da una parte, ti scopri dall’altra

Fare le cose per bene costa, te ne do assolutamente atto.

Non parlo del costo economico, parlo del costo in termini di produttività.

La corretta adesione alle normative connesse alla Document Compliance costa tantissimo in termini di produttività, se viene approcciata come si fa di solito.

E cioè?

Cioè concentrandosi spasmodicamente sulla conformità dei documenti, scaricando su medici e infermieri un sacco di responsabilità.

Come, ad esempio, quella della firma digitale: firmare ogni documento, inserendo PIN, piuttosto che chiavette USB, piuttosto che smartcard – che funzionano quando hanno voglia – significa disperdere un sacco di produttività. Oltre che mettere il personale clinico sul piede di guerra.

Sarebbe il colmo: tanta fatica per digitalizzare i processi, eliminando attività manuali e ripetitive, oltre che per diminuire l’incidenza del “fattore umano”, e poi ti tocca disseminare gli stessi processi di ostacoli che li rallentano.

Assalti degli studi legali, ripercussioni a carico della Direzione Sanitaria e dei Legali Rappresentanti, perdita di produttività e rallentamenti: e se ci fosse un modo per scaricare tutta questa schifezza sulle spalle di qualcuno che disinnesca queste bombe nucleari, di mestiere?

Se ci fosse un team con competenze consulenziali e tecnologiche di massimo livello, focalizzate esclusivamente su queste tematiche?

Un team munito di un metodo per il controllo della Document Compliance, così efficace da consentire alle strutture ospedaliere di scrollarsi di dosso ogni forma di responsabilità legale? Azzerando, al tempo stesso, ogni forma di rallentamento dei processi causato dal rispetto delle misure dettate dalla stessa Document Compliance?

Quando, nel lontanissimo 2014, ho proposto a Nicola Savino di iniziare a mettere in piedi una struttura tecnico-consulenziale in grado di supportare la Sanità italiana, stavamo vedendo lungo.

Ma non devi fraintendere questa frase: non mi sto sfregando le mani, aspettandomi di essere io quello che ha trovato la vena che porta verso la miniera.

Per noi supportare la Sanità italiana in questo momento difficile è diventato un lavoro, è vero.

Del resto, per creare un’eccellenza come quella di Clinica Digitale®, gli investimenti sono stati ingenti. Gli stipendi dei ragazzi che mettiamo al servizio dei Sistemi Informativi sparsi in tutta Italia vanno GIUSTAMENTE pagati.

Ma, al tempo stesso, non dimentichiamo mai di essere cittadini di questa difficile nazione.

E mai come ora è chiaro che la Sanità va protetta e aiutata in questo acceleratissimo percorso di innovazione.

Perciò credimi quando ti dico che per noi non è solo “freddo e crudo business”.

Le strutture sanitarie hanno un sacco di cose a cui pensare, decisioni da prendere, innovazioni da affrontare.

Questa faccenda della Document Compliance è un danno collaterale da eliminare al più presto.

E Clinica Digitale® è lo strumento giusto per azzerare i rischi legali connessi alla Document Compliance Risk, senza però devastare la produttività dei medici e l’efficacia dei processi digitali che hai progettato e implementato con enormi sforzi.

Allora che si fa?

Scopri anzitutto se la tua struttura è affetta da pericolosi vuoti normativi, eseguendo gratuitamente online il “Compliance Quadrant”: il nostro sistema di assessment per definire come è posizionato il tuo sistema informativo rispetto al quadro normativo, valutando eventuali impatti negativi sulla produttività già presenti in questo momento nei flussi di lavoro

L’ assessment è ovviamente coperto dalla più totale privacy.

È già stato svolto da centinaia di strutture ospedaliere, puoi farlo in tutta tranquillità.

Come funziona?

Segui le semplicissime istruzioni che trovi al link qui sotto:

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